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Romano Bertuzzi | L'anima della pietra

L’altezza vertiginosa ci porta già verso un altrove, ma alla fine è il vuoto che interroga il nostro sguardo nell’opera di Romano Bertuzzi. L’apparente semplicità della struttura metallica, tramite l’incastro regolare dei tubi, disegna nell’aria e nel luogo un circuito che non ha una fine né un inizio. Quasi come un nodo infinito che si erge perpendicolare al suolo con l’esattezza della sua geometria.

Ma il titolo esprime anche un ossimoro che induce all’incontro con la poetica dell’artista, per guidarci sulla strada dell’interpretazione. Perché attribuire alla pietra un’anima richiede un’immaginazione imparentata con quel senso religioso che trascende la possibilità di affidarsi solo alle parole. Forse “pietra” vuole indicare un’esperienza indicibile che ci conduce al riconoscimento della struttura imperitura della vita; forse “anima” ci riporta alla pulsione di una spiritualità che aleggia ovunque.

In entrambi i casi dobbiamo fare i conti con l’invisibile che pure esiste, con il silenzio che diventa meditazione sulla verità di ogni esperienza, con il potere dell’arte che si rivela, sempre di nuovo, sorprendendoci.

Biografia

Romano Bertuzzi

L’artista nasce a Forno di Coli (PC) e oggi vive e lavora a Piacenza.

Il suo percorso inizia negli anni Settanta e si distingue per un forte contenuto simbolico, passando dalla rappresentazione profana di temi sacri all’ordito simbolico dei riti quotidiani.

Nel 1992 ha inizio il recupero della tradizione contadina mediante incontri pubblici e performance.

L’opera consiste essenzialmente nella riproposizione delle pratiche contadine tradizionali (il ciclo delle coltivazioni e degli allevamenti, il latte e i formaggi, la vendemmia e il vino, la semina e il pane, ecc.), nell’illustrazione dei simboli e dei riti tradizionali legati alla natura e all’interpretazione della natura da parte delle comunità rurali.

Azioni performative si alternano a esposizioni di disegni e a installazioni pubbliche che prevedono la costruzione di luoghi di memoria sulla storia delle comunità.

Nel 2024 esce il volume monografico An Art of devotion, con testi di Tim Ingold, a cura di Eugenio Gazzola.

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