Il fiume trasporta, invita al viaggio, scorre verso il mare, ha una direzione. È una linea che segna il paesaggio e, nonostante le piene e le secche, rivendica un inizio e una fine. L’installazione di Lorella Salvagni accoglie il coraggio di proseguire e di raddoppiare l’incontro con la bellezza, andando oltre la forza dell’acqua per incontrare l’inafferrabile.
Con grazia rivisita lo scheletro di un’imbarcazione, grazie a un incrocio di bracci in metallo e in oro, dimezzandolo ed esponendolo in direzione verticale. Questo intreccio essenziale, infatti, non scivola sulla superficie del fiume, ma scommette sullo slancio verso l’alto, accennando a un volo leggero, simbolo di libertà che si eleva con i suoi remi rivolti al cielo. Nel dialogo con il Grande Fiume suggerisce il senso di un viaggio possibile e forse infinito, che si nasconde oltre la superficie delle cose e non si sa dove potrà condurre.
Le sottili estremità di luce de La Libellula sembrano danzare nell’aria, con un’esibizione così straordinaria di agilità e di forza che richiamano l’energia necessaria per non lasciarsi intimorire e per abbandonarsi al richiamo dell’acqua.
L’artista si forma press oil Liceo Artistico Statale di Verona e, successivamente, all’ Accademia Belle Arti Cignaroli (VR); oggi vive e lavora a Mantova.
A partire dagli anni Novanta la sua ricerca artistica si dirige sempre più verso la produzione di oggetti insieme enigmatici e simbolici che, anche grazie all’uso di materiali più disparati e innovativi, sottolineano la labilità del confine tra arte e vita.
In questo periodo si intensifica l’attività espositiva in Italia e all’estero, cui Salvagni affianca la professione di designer editoriale.
Dal 1992 edita il periodico Non Capovolgere, che intraprende un’incisiva attività di divulgazione e promozione di iniziative nell’ambito delle arti visive contemporanee, collaborando anche con la regista Liliana Cavani.
Da segnalare l’uso di disegni di Lorella Salvagni da parte dell’artista belga Jean Michel Folon per il suo manifesto FOLON pour MONTAND, chansons mémoire de nos année.
La sua ricerca artistica non poteva che approdare all’arte per/sul territorio, la Land Art.
Da più di dieci anni espone installazioni di notevoli dimensioni abitando e arricchendo il territorio, consapevole che l’arte rivisita i luoghi, ne ripristina l’antica bellezza e ne valorizza la storia, esercitando la sua originaria funzione pubblica e urbana.
Tra il 2009 e il 2019 Salvagni è stata invitata a mostre del MIBAC nel contest della Biennale di Venezia.


























